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Google e la localizzazione delle ricerche

ammettiamolo: tutti o quasi usiamo come motore di ricerca Google.

funziona bene, ha un algoritmo valido, è veloce ecc.

l’anomalia però che vorrei segnalare è questa: una localizzazione forzata e fastidiosa che Google applica a tutti i suoi utilizzatori.

mi spiego meglio, quando digitiamo nella nostra barra browseriana delle parole da cercare, se anche abbiamo impostato google.com come motore dal quale effettuare il search, veniamo indirizzati su quello italiano e, quel che è peggio, i risultati saranno pressochè tutti nostrani, con buona pace della globalizzazione. Gli informatici direbbero che siamo ‘chrootati‘ [*].

la multinazionale americana ha infatti un controllo sull’ IP dell’utente e, in base a dove esso si trovi, gira la ricerca ai/al server(s) a lui più vicino utilizzando un database di fatto locale.

soluzioni? 2 che mi vengono di getto:

  1. impostare come search (ad esempio) http://64.233.167.99/ [è sempre Google ma in lingua anglofona]
  2. usare un proxy localizzato negli USA [a costo di avere minore velocità di navigazione]

[*] chroot, contrazione di change root, è un metodo di sicurezza usato per isolare i limiti operativi di una applicazione. Il nome deriva dal termine informatico root che indica la directory principale del sistema operativo in cui sono contenute tutte le altre directory. {wikipedia.org}

il tallone d’achille di Firefox è l’aggiunta dei bookmarks

per anni ho utilizzato, con grande soddisfazione, il browser Opera.

Firefox lo tenevo aperto come secondo browser per avere sott’occhio dei siti particolari che nel browser ‘principale’ sarebbero stati sommersi da tutti gli altri (viste le numerose tabs aperte).

da poco tempo, però, sono passato ad utilizzare il browser di Mozilla al 100%.

pregi Firefox: maggior versatilità e modularità grazie agli add-ons.
difetti: lentezza rispetto ad Opera (sia nelle renderizzazione delle pagine sia nella navigazione (avanti-indietro) delle stesse.

inutile dire che i pregi sono stati le carte vincenti che mi hanno convinto a lasciare il browser che per anni mi ha accompagnato ed aiutato a non essere risucchiato dalla grande Rete.

ma devo aggiungere un altro punto a sfavore di Firefox: l’aggiunta di nuovi boomarks. questa operazione è, decisamente, minimalista e superficiale rispetto al concorrente a sorgenti chiusi.

con Opera quando devo compiere questa azione ‘navigo’ all’interno dei bookmarks/directory già presenti ed una volta selezionata la posizione posso
aggiungere il nuovo segnalibro nella posizione desiderata avendo la possibilità di: modificare l’URI, scegliere un nickname per richiamarlo velocemente ed inserire una descrizione.

inutile dire che tutte queste operazioni con il browser open source non è possibile farle (se non andando successivamente a modificare il segnalibro già memorizzato).
con Firefox posso solo aggiungere il bookmark avendo una visione d’insieme limitata, in quanto non visualizza i boomarks già presenti ma solo le directories, obbligandomi talvolta a posizionare il segnalibro in una posizione non coerente con altri della stesso tipo e/o argomento (non vedendoli non sono sicuro che la directory sia giusta).

chissà se, con la versione 3, qualcosa non possa cambiare.

browser dipendenza: il futuro del web è sempre più legato ad esso (grazie anche al Web 2.0)

in principio si leggevano solo i siti web e le emails, oggi si fa molto, molto di più con il nostro amico browser.

da qualche tempo ormai, anche con l’avvento del Web 2.0, i servizi/applicazioni che si usano con l’ausilio del navigatore è schizzato alle stelle, pensate per un attimo a quello che facciamo ora (e sicuramente dimenticherò qualcosa): leggiamo i newsgroups, i feeds, ascoltiamo musica, editiamo documenti word/excel/powerpoint, scarichiamo files via BitTorrent, convertiamo da un formato ad un altro, chattiamo, facciamo storage, gestiamo le passwords…. [inserite quelli che mancano per favore]

con l’uso massiccio del Flash targato Adobe sono state possibili tutte queste integrazioni, sebbene, trovo corretto riportarlo, in molti siti Web 2.0 campeggi -a ragione visto i problemi che si riscontrano- la scritta BETA indicante instabilità, talvolta molto marcata altre volte solo supposta.

è un’ egemonia di Firefox, Opera, Safari, Internet Explorer, [...], un assolo, un canto aulico che ci permette di installare pochissimi software sulla nostra macchina, favorendo quindi la velocità della stessa .

probabilmente sarà sempre più browser dipendente la nostra vita sul web, facendo moltiplicare i nostri (già numerosi) tabs aperti per seguire/gestire la nostra virtual life e rendendo sempre più felici tutti quegli impiegati che, magari, al lavoro hanno aperte ’solo’ la porta 80 (http) e, forse, la 21 (ftp).

user/password, il male del III° Millennio (a quando le password biometriche per tutti?)

ovunque.

ormai sono dappertutto, nei cellulari/palmari, sui PCs, sui siti che visitiamo, sulle applicazioni web che utilizziamo.

user/password è l’autenticazione per eccellenza, il metodo conosciuto da tutti, ma non sicuramente l’unico.

la biometria, dicono, che la farà da padrone fra qualche anno, che spodesterà il vecchio, inefficiente, metodo. si, la biometria, ovvero l’impronta digitale, la lettura dell’iride, il riconoscimento facciale; metodi futuristici che sono già oggi utilizzati in ambienti mission critical.

quindi finalmente potremo dimenticarci tutte quelle odiose ‘parole d’ordine‘ per accedere ai vari servizi.

certo anche questi nuovi metodi non sono ad oggi del tutto infallibili, hanno qualche piccolo problema di gioventù, ma è sicuramente un’ ottima alternativa.

ma vediamo gli errori comuni che gli utenti fanno nella gestione dei loro accounts:

  1. usano sempre la stessa password
  2. utilizzano una password banale, facile da indovinare anche senza utilizzo del brute force
  3. fanno uso di una password complessa, ma proprio per ovviare a questo problema se la scrivono, con ovvie conseguenze sulla riservatezza della stessa.

è altresì evidente che cercando di non incorrere nei tre errori sopra menzionati si finisca con l’avere 86737536774 passwords da ricordare. preoccupati? beh, una parziale soluzione può essere quella di usare un password manager locale o, addirittura online.

il password manager permette di accedere a tutti i propri accounts solamente ricordando una password (meglio se una frase).

di seguito propongo i software da scaricare ed usare in locale che consiglio:

[MS Windows] KeePass open source, sicuro, ben fatto

[Linux/*NIX - MAC OS X] KeePassx stesso software che è stato portato su queste piattaforme

se volete invece che le passwords siano residenti su servers remoti posso consigliarvi questi servizi (che garantiscono affidabilità, serietà e sicurezza):

Passpack [algoritmo di crittazione: AES-256, trasferimenti in https, anti-phishing ...e altro]

Clipperz [chiave a 128 bit, trasferimenti in https, il funzionamento non permette neanche agli amministratori di conoscere nulla degli utenti (nemmeno lo username) ...e altro]

spero comunque che l’era delle passwords abbia le ore contate e che la biometria sia disponibile per tutti gli utenti/dispositivi/sistemi operativi.

gmail: l’unica email gratuita che non ha scadenza

pare proprio sia così.

infatti, mentre tutte le altre email gratuite che si trovano in giro per la rete vengono offerte con scadenze a 2, 3, 4 mesi (e per scadenza intendo a seguito di X mesi di non utilizzo del servizio) Gmail, contratto alla mano, non applica alcuna clausula riguardante questo punto (nè con collegamenti POP3 nè da web) indi per cui: non scade mai.

se questo può far piacere a molti c’è però, a mio avviso, da fare una considerazione: dato per assodato che il TLD (il dominio di primo livello) sia fisso (in questo caso il .com dell’indirizzo) viene da pensare che, visto il sovraffollamento e la pluririchiesta di molti utenti [*] , fra pochissimo tempo non vi saranno più email decenti disponibili, e per decente penso ad una mail senza 60,65 numeri che seguono nome e cognome o nick che sia.

terminando il discorso, secondo il mio ragionamento, Google ha due strade: o inventarsi un nuovo dominio da affiancare a gmail.com (visto che ad esempio gmail.it, gmail.de, gmail.fr sono già registrati _non_ da Google) oppure, anche per limitare l’abuso, inserire contrattualmente una scadenza che potrebbe essere anche lunga, 1/2 anni ad esempio, ma che darebbe la possibilità di eliminare molti accounts fantoccio inutilizzati, impolverati e pieni, ormai, di ragnatele.

[*] Google non mette limiti alla richiesta di più caselle da parte dello stesso utente.